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Bonifica dell’ Agro Pontino

La bonifica dell’Agro Pontino, messa in atto negli anni trenta sotto la regia del regime fascista del tempo, dà le connotazioni urbane e naturali attuali dell’Agro  stesso. Forse non tutti sanno che la pianura dell’Agro Pontino è in realtà per lo più una depressione, che in alcuni punti di Latina arriva a misurare -15m sotto il livello del mare.

Prima della bonifica integrale l’Agro era un’area paludosa inospitale, ricchissima però di una vita animale e vegetale unica. Nelle paludi infatti vivevano specie faunistiche tipiche come il cavaliere d’Italia, il cigno rosso, la starnazza e gli aironi. Le acque poco basse erano invece l’habitat ideale per moltissime specie di rettili e anfibi e per piccoli pesci come la trota di Ninfa, quasi completamente estinta. Tra gli insetti la libellula, l’idrometra e la temutissima zanzara anofele, responsabile della malaria che decimava i pochi abitanti residenti a quel tempo. Le paludi maggiori erano chiamate piscine, vaste distese d’acqua variabili e dai confini incerti, oggi quasi del tutte scomparse (a eccezione dei laghi costieri).

Le zone libere dalla palude erano occupate da foreste inestricabili, dette “selve” di cui la tradizione ricorda la Selva di Terracina, la Selva del Circeo e la Selva di Cisterna. Le foreste, soprattutto mediterranee, erano composte da querce di sughero, lecci e pini e vi vivevano cinghiali, volpi e cervi.

La bonifica integrale cominciò nel 1924, con la vendita allo Stato Italiano di un territorio di 20.000 ettari circa, di proprietà della famiglia Caetani, noto come Bacino di Piscinara (corrispondente agli attuali territori comunali di Cisterna di Latina e Latina). Iniziarono così i primi lavori  con l’istituzione del Consorzio di Bonifica di Piscinara che avviò la canalizzazione delle acque del bacino del fiume Astura.

Bonifica Agro Pontino

Bonifica Agro Pontino

Nel 1926 furono varati due consorzi: il preesistente Consorzio di Piscinara fu esteso su tutti i terreni a destra della linea Ninfa – Sisto e il Consorzio di Bonificazione dell’Agro Pontino, costituito dai territori siti sotto il livello del mare e quindi dove la bonifica fu maggiormente complessa. I due Consorzi erano costituiti dall’unione dei latifondisti privati e dello Stato, ma in seguito alla legge Mussolini n 3134 del 24 dicembre 1928 i terreni improduttivi o abbandonati potevano essere espropriati quando i proprietari non avessero aderito ai Consorzi e ne avessero comunicato la cessione allo stato per il tramite della prefettura; quindi gran parte delle aree bonificate passò sotto il controllo diretto dello Stato, che lo delegò all’Opera Nazionale Combattenti.

Fu un’opera immensa: dal 1926 al 1937, per bonificare l’agro, furono impiegate ben 18.548.000 giornate-operaio con il lavoro di cinquantamila operai, reclutati in tutto il Paese. Oltre al prosciugamento delle paludi, la costruzione dei canali, ci fu l’azione di disboscamento delle foreste e la costruzione dei nuovi centri, che sorgevano man mano nei nuovi territori.

La bonifica delle paludi e il disboscamento delle foreste hanno distrutto nel giro di pochi anni questo ecosistema, al quale è subentrato uno nuovo. Gli ultimi lembi rimasti sono tutelati nel Parco Nazionale del Circeo, sebbene quest’ultimo rispecchi solo in parte l’originario ambiente palustre. Per debellare la malaria, che fece una vera e propria strage fra i bonificatori, vennero piantati numerosi eucalipti, un albero tipico australiano che ha come caratteristiche principali la rapida crescita, la grande capacità di assorbimento dell’acqua dal terreno e la capacità di attirare a sè le zanzare. L’eucalipto costituisce oggi una parte predominante nel paesaggio rurale dell’Agro. Inoltre si ricorse al DDT, che nel dopoguerra fu immesso massicciamente nei canali e nei bacini (dove l’anofele aveva ricominciato a riprodursi) soprattutto da parte militare alleata. Nei canali furono immesse specie di pesci, originari dell’ America del Nord, che distrussero le uova e i nidi dell’anofele, ma, per mancanza di concorrenti, sono proliferate al punto da causare la forte riduzione anche delle altre specie acquatiche che erano riuscite a riprodursi e a vivere nei canali.

I latifondi ottenuti dalle aree bonificate vennero quindi assegnati ai cosiddetti coloni, famiglie per lo più provenienti da aree all’epoca economicamente depresse del Nord Italia come le province interne del Veneto e dell’Emilia Romagna. Le emigrazioni dettero quindi vita a una società molto varia, che vedeva convivere nella stessa area veneti, romagnoli, laziali e campani.

Curiosità: L’epopea della bonifica è stata successivamente narrata in romanzi e film come la controversa serie tv di Canale 5 Questa è la mia terra o il romanzo di Antonio Pennacchi (autore tra l’altri di Mio Fratello è Figlio Unico) Canale Mussolini, vincitore del Premio Strega 2010.

 

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